the_vvitch_recensione_emotiva_ciakmoodSPOILER ALERT!

Ogni considerazione espressa non vuole essere tecnica o didattica, si tratta puramente di opinioni personali

Cosa mi ha fatto sentire questo film?

  • Paura
  • Tristezza/Rabbia

Una comunità di puritani.

Una famiglia di timorati di Dio.

Un carro che si allontana verso l’ignoto.

Una fattoria.

Il bosco…

Comincia così il nostro spaventoso racconto folkloristico di una famiglia del New – England.

La trama è semplice: Thomasin e la sua famiglia vengono allontanati da una comunità di puritani perché troppo estremisti nel culto di Dio. Finiranno così per sistemarsi in una fattoria dimenticata – soprattutto dal loro amato Signore.

Nel bosco che circonda questo casale vige una misteriosa presenza, una strega.

La presenza di questa creatura e di un caprone, porteranno l’equilibrio della famiglia ad un parossismo di follia e delirio, con il quale sarà inevitabile l’identificazione.

The VVitch è un film atipico, privo di quei tipici cliché del cinema horror, come il “jump scare” (saltare sulla poltrona dallo spavento).

Il ritmo è graduale, una percussione di emozioni con una logica specifica.

La paura che sentiamo in questo film è come un vento gelido, si impadronisce delle nostre ossa e non c’è coperta che possa scaldarci. Le immagini ci penetrano a fondo, lasciando una traccia indelebile; le musiche ci seducono, e da questo connubio non possiamo sottrarci.

La potenza sta nell’erotizzazione della paura, siamo completamente terrorizzati da quello che vediamo, ma per uno strano motivo, una magia forse, ne siamo attratti… concetto che il film spiega perfettamente con la sequenza del giovane ragazzo che, perdutosi nel bosco, si trova di fronte alla casa della strega – è spaventato, ma al tempo stesso curioso. Con timore si fa avanti e una donna bellissima lo accoglie con una carica di eros tale, da impedire a chiunque di tirarsi indietro…

Ma vi starete chiedendo dove sta la tristezza. Giusto.

Come vi sentireste se, preda di una convinzione, aveste condotto la vostra famiglia al macello? Disperati, credo.

La disperazione, la rassegnazione e la sofferenza esplodono completamente nel volto del padre di Thomasin. La sua esistenza è stata sconvolta dall’orgoglio e la consapevolezza di questo non tarda a palesarsi. Gli atteggiamenti della madre, devastata nel corpo e nella mente dalla morte in massa dei figli, si esprime con sentimenti di odio e disperazione verso Thomasin, che viene vista come la strega responsabile di quegli episodi.

Identificarsi con il padre significa vivere sulla propria pelle il senso del fallimento e il dolore di essere stati responsabili della morte dei propri figli.

Identificarsi con Thomasin invece, significa sentirsi ripudiati da coloro che dovrebbero amarti incondizionatamente.

Un dramma familiare mefistofelico, che termina con morte e trasformazione, due volti diversi della stessa medaglia..

Incredibile. Splendido. Trionfale.

  • Moody –