SPOILER ALERT!

Ogni considerazione espressa non vuole essere tecnica o didattica, si tratta puramente di opinioni personali.

Cosa mi ha fatto sentire questo film?

  • Tensione
  • Amarezza

Dei corpi sformati dall’età, dai vizi e peggiorati da una estetica e superficiale soluzione chirurgica. Quell’immagine, così potente e disturbante, è la rappresentazione visiva del cuore di Animali Notturni di Tom Ford. Un cuore ferito, stanco del dolore portato avanti negli anni, celato dietro una maschera di luci e trucco per mostrarsi al mondo come non è.

In questa recensione non voglio addentrarmi nella storia, perché la sua scoperta è direttamente proporzionale alle emozioni che si provano. Basti sapere che è la storia di Susan (Amy Adams), gallerista d’arte, che riceve un manoscritto dal suo ex marito e scrittore Tony (un Gyllenhaal come sempre in stato di grazia) dal titolo Animali Notturni. Insieme al libro una proposta di incontrarsi dopo tutti quegli anni appena lei avesse finito il libro.

Ford, dimentica le atmosfere sensibili ed eleganti, per quanto vive di dolore, di A Single Man, e si addentra in una storia cinica ed amara, dove l’unica vera delicatezza che ha è nel dare ai suoi personaggi dei silenzi importanti. Nel leggere il manoscritto, Susan dialoga indirettamente con il marito, un dialogo di non detti, di sguardi ed emozioni celate. Perché è di questo in realtà che parla Animali Notturni, di emozioni nascoste sotto lo zerbino perché fa troppo male tirarle fuori e affrontarle. Questo discorso però non vale per lo spettatore che si troverà catapultato senza tregua in un primo tempo amaro che sfocia nella tensione pura. Perché Tensione? Perché il libro che Susan legge narra di una famiglia che viene braccata in piena notte durante un viaggio in autostrada da un gruppo di ragazzi che sembrano solo degli esaltati e non dei veri “animali notturni”, delle iene pronte a divorare le loro prede appena sono sfiancate e a terra. Questo racconto che viviamo direttamente non ci viene risparmiato in nessun modo, né dalla musica, né dal montaggio di Joan Sobel: duro, veloce, confuso, senza uscita per lo spettatore. Tutto pur di farci stroncare il fiato nell’assistere alle iene che pregustano il proprio pasto.

Questo aspetto però, cioè la tensione, nella seconda parte del film viene dimenticato. Tutto si riunisce a quello provato inizialmente, una piena amarezza, un’emozione che si posa perfettamente sul volto di Amy Adams come il migliore dei rossetti. L’amarezza per Tom Ford raggiunge la sua manifestazione nel mondo che lei si è creata e che è costretta ad ammettere con se stessa che non è altro se non un simulacro di quello che voleva per la sua vita. E lei questo lo sa, non può nasconderlo. E con lei lo sa anche lo spettatore. Noi siamo lì con i suoi silenzi, li comprendiamo e ci chiediamo con lei se esiste una soluzione agli errori passati. Nel finale, Ford adotta una scelta forte e autoriale, che per chi sta scrivendo, distoglie troppo dall’impatto emotivo che ci stava facendo vivere perché ci “costringe” a riflettere. Ma qui non si sta giudicando il lavoro del regista, ma le vene emotive del film che portano al suo cuore. Al vero significato del titolo. Gli animali notturni sono i sentimenti umani; sono lì, li conosciamo tutti, li viviamo tutti ma spesso, nelle ore più buie delle nostre esperienze, si trasformano in animali pronti a divorare quello che abbiamo costruito, prendendo forma nelle nostre scelte e continuando a vivere con noi come vecchi amici che sanno realmente chi siamo e come siamo arrivati a quel punto della nostra vita. I titoli di coda arrivano nettamente, lasciandoci forse dei dubbi, forse no, ma sicuramente ci lasciano in silenzio a riflettere mentre assaporiamo per un ultimo istante quella sensazione di amarezza che ci ha donato Susan col suo sguardo solitario.

  • DannyBoy –